Dall’introduzione allo sviluppo di un progetto culturale di animazione

Nel 2013 la Comunità salesiana del “Redentore” in Bari accoglieva il dettato del Capitolo Ispettoriale XXIV[1], espresso nel Progetto Organico Ispettoriale[2] per Bari[3], e le ulteriori precisazioni provenienti del magistero salesiano, per realizzare la sua specifica missione e per celebrare con più efficacia il bicentenario della nascita di Don Bosco; inoltre, si arricchiva, nell’anno pastorale 2014-2015, di un nuovo organismo denominato “Consulta per l’Animazione Educativa e Pastorale” (CAEP). Il Consiglio locale della Comunità dei Salesiani dell’Opera “Redentore”, in data 8 gennaio 2015, approvava il documento di istituzione[4].

 

Il percorso storico

L’Opera salesiana di Bari ha un passato glorioso e, in questo stesso numero della rivista, ne viene presentata una bella sintesi storica. Veniva certamente consegnata una bella tradizione carismatica, una bella “salesianità” ricca di movimento educativo, animazione culturale e di “actuosa participatio” pastorale.

Nella storia salesiana di Bari, per l’azione richiesta dal Capitolo ispettoriale, c’era un periodo da studiare con particolare attenzione. Dal 1979 si era costituito, infatti, con cinque confratelli[5], il Centro CatechisticoMeridionale, poi anche denominato Centro Pedagogico Meridionale, attivo fino al 1995[6].

Il mandato affidato alla CAEP si qualifica non tanto “per far risorgere dalle ceneri” la precedente istituzione culturale, quanto piuttosto per cogliere dall’esperienza della tradizione gli elementi portanti per dar vita ad una nuova esperienza. Si portarono, pertanto, a compimento le ricerche e si propose la creazione del settore culturale dell’Opera salesiana “Redentore” di Bari che, con un suo piano di azione pedagogico, culturale e pastorale rispondesse alle esigenze sociali e di evangelizzazione del territorio.

Il 19 febbraio 2015, con un solenne atto di inaugurazione, nasceva il “Laboratorio Don Bosco oggi: Educazione – Cultura – Pastorale”.

La Comunità salesiana “Redentore” di Bari inaugurava, dunque, un nuovo settore della sua opera, ovvero una attività di formazione superiore, che vuole riconoscere e trasmettere, nell’oggi, in maniera più efficace, il patrimonio salesiano educativo, culturale e pastorale, con la stessa intenzionalità e passionalità di Don Bosco, per evangelizzare, nell’attuale contesto culturale, i giovani. Dare, in nome di Gesù, con lo stile di Don Bosco, “vita piena ed abbondante”.

 

Il percorso progettuale

In un'opera così vasta e articolata è impossibile quantificare e qualificare il bene operato in un tempo così lungo.

Il quartiere “Libertà”, nel quale è situata l’Opera Salesiana “SS. Redentore” è caratterizzato da un tessuto sociale complesso e per molti versi problematico, per il quale è ritenuto un territorio “a rischio”.

Nato come zona periferica, benché possa essere considerato ormai quasi centrale a causa dell’espansione urbana, il quartiere conserva alcuni aspetti della periferia che oppongono ostacoli alla vivibilità e alle relazioni umane.

Ai giovani che vogliano costruire dignitosamente la propria vita, il quartiere non offre molte prospettive, inducendo quelli che ne hanno la possibilità, a lasciare la famiglia per cercare altrove lavoro e autonomia.

Agli altri non vengono proposte opportunità di crescita culturale e sociale, perché mancano luoghi di aggregazione in grado di stimolare questa crescita.

Bar ed enoteche costituiscono l’approdo di molti giovani ed anche adulti alla ricerca di spazi e “contenuti” per colmare il vuoto del proprio tempo libero.

Accanto a questa realtà si rileva la presenza di clan che tendono ad imporre il proprio controllo assumendo atteggiamenti di spavalderia.

Queste sono povertà presenti nel territorio, che inducono a riflessione e mettono in crisi l’istituzione religiosa, per l'impossibilità di trovare soluzione alle tante domande, nascoste e palesi, che vengono presentate.

Nell’anno pastorale 2011-12, provenienti da Salerno il primo e da Foggia il secondo, venivano accolti dalla comunità del “Redentore” il Direttore – Parroco, don Mario Sangiovanni, e don Giuseppe Ruppi.

I nuovi confratelli, insieme con l’incaricato dell’Oratorio Centro Giovanile, don Francesco Preite, dovevano ricercare le modalità per avviare un centro capace di ridisegnare e risignificare la valenza culturale, pedagogica e pastorale dell’Opera salesiana in Bari.

L’anno 2012-13 vide l’impegno di trovare proposte di soluzione per quanto richiesto dall’Ispettore, da presentare al Capitolo Ispettoriale XXIV. Il Capitolo, nella sua sessione finale, immise nel Progetto Organico Ispettoriale queste deliberazioni su Bari:

  •       accompagnare sistematicamente il Consiglio della Casa nella ridefinizione del Progetto dell’Opera stabilendone le priorità pastorali e di sviluppo;
  •       creare un Centro di Animazione Regionale (équipe) della Famiglia Salesiana e di Pastorale Giovanile inserendo in comunità il coordinatore di PG Puglia e trasferendo il COV (Centro di Orientamento Vocazionale) regionale;
  •       a partire dalla sperimentazione Oratorio-laboratorio, animato da una équipe sdb/laici qualificati, avviare la possibilità di costituire il Centro di animazione pastorale e di progettazione sociale locale con la presenza di laici della FS, in rete con le istituzioni presenti nella Chiesa e nella società (Questo paragrafo interessa particolarmente la Consulta);
  •       garantire il passaggio da dimora universitaria (assicurare l'alloggio) a convitto universitario, in cui ai giovani vengono fatte proposte formative e culturali e in cui si propongono chiari itinerari di educazione alla fede;
  •       affidare all’Associazione “Piccoli Passi Grandi Sogni” la gestione della casa famiglia.

Nell'assemblea dei confratelli del 19 ottobre 2013, l’Ispettore, terminando la sua visita alla Casa di Bari, poneva i primi passi per iniziare ed attuare il POI per Bari.

Lo stesso Ispettore ribadirà che l'anno 2013-14 servirà come avvio per poi iniziare concretamente con il 2014-15 un progetto che aiuti a rispondere alle richieste del POI per il “Redentore”.

Nell’estate 2014, puntuale nella sua decisione, il Signor Ispettore, don Pasquale Cristiani, con regolare obbedienza religiosa, costituì un gruppo di lavoro e di pensiero tra sdb e laici[7].

Il 16 settembre 2014, parlando ai soli membri salesiani del nuovo organismo, dettò alcuni elementi importanti per l'operato di questa équipe:

1°. scegliere alcuni ambiti-settori dell’Opera di Bari (tra quelli istituzionali indicati) e progressivamente di anno in anno raggiungere tutti i settori;

2°. lavorare insieme, rimanendo aperti a scelte nuove;

3°. coinvolgere i laici nella corresponsabilità e nell’animazione dei settori della comunità con nuovi e significativi percorsi;

4°. diventare modello prioritariamente per il locale e successivamente per la regione e l’Ispettoria;

5°. progettare, partendo dalla situazione esistente, i passi, i contenuti, la modalità con cui rivitalizzare per rispondere alle domande del territorio, della Congregazione e della Chiesa in uscita;

6°. assicurare il collegamento tra i vari settori dell’Opera, rispettandone l’autonomia interna al settore e favorendone il collegamento contro fughe individualistiche ed indipendenti;

7°. fornire il proprio contributo di idee sulle questioni sottoposte al Progetto Ispettoriale;

8°. approfondire il magistero ecclesiale e specifico della Congregazione per i suoi settori di attività;

9°. contribuire alla preparazione di materiali per l’animazione di momenti formativi a carattere locale e per i diversi settori.

Ricevute queste direttive dal Sig. Ispettore, i confratelli facenti parte dell’équipe iniziarono ad incontrarsi, animati dalla costante presenza del Direttore, don Sangiovanni, incominciando ad elaborare un progetto di azione.

Intanto, il coordinatore iniziava a prendere contatto con i consultori laici.

Il 20 settembre del 2014 ci fu anche l’incontro con il Visitatore, don Stefano Martoglio, che circa la Consulta, da lui definita “pensatoio della Casa di Bari”, suggerì i seguenti elementi:

1. curare il rapporto con il Direttore, nel senso di verificare la sua disponibilità ad essere presente in ogni incontro della Consulta stessa;

2. riflettere sull’identità dell’Opera tutta del “Redentore”, assumendo al tavolo tutte le sensibilità e le parti dell’Opera;

3. sviluppare, ad intra, una progettazione di insieme non solo come potenziamento dei settori già presenti, ma in funzione di quanto ancora non c'è;

4. partendo dalle idee darsi degli strumenti per raggiungerle, e portare al tavolo delle riflessioni le strutture di associazioni e altri strumenti civilistici di cui l’Opera è dotata;

5. condividere le idee sviluppate socializzandole con tutti i confratelli, portarle in Consiglio della Casa, che le assuma come Opera, formare alle idee assunte i laici che lavorano e collaborano con gli sdb, e poi coinvolgere la Comunità Educativa Pastorale;

6. definire le idee su cui ci si muove in modo nuovo e garantire l’autonomia dei settori nell’anda-mento di tutto il resto;

7. mettersi in rete con il territorio, Chiesa locale e mondo civile, sviluppando pensiero e costruendo una rete di formazione.

Con queste linee, dettate dal magistero dell’Ispettore e dai suggerimenti del Visitatore, si poté definire il nome di questa équipe di lavoro: “Consulta per l’Animazione Educativa Pastorale”.

Il programma di lavoro fu stabilito nel seguente modo:

La Consulta per l’Animazione Educativa e Pastorale (salesiani e laici) si pone a servizio, in forma di ricerca e di studio, con il Consiglio CEP, dei seguenti settori e li accompagna nella formazione e nella sinergia dell'insieme:

  •       CNOS/FAP Regionale - Centro di Formazione professionale, 
  •       Convitto universitario,
  •       Parrocchia,
  •       Oratorio - Centro giovanile,
  •       Servizi socio educativi per minori e famiglie.

Congloba l’animazione del Coordinamento regionale per la pastorale giovanile e l’Organismo regionale Famiglia Salesiana.

La CAEP, dunque, non si configura come un nuovo settore della comunità pastorale, ma fondamentalmente come un organismo trasversale che riflette sulla realtà dell’Opera salesiana “Redentore” nel territorio di Bari, dandosi degli obiettivi operativi verso cui i vari settori dell’Opera dovrebbero far convergere i loro sforzi, per incidere sul benessere personale e sociale.

Individua linee progettuali in vista dell’identità unitaria all’Opera di Bari.

Nei diversi incontri tra ottobre e dicembre 2014 i consultori proposero questi compiti:

- assicurare il collegamento tra i settori dell’Opera, offrendo una qualificata consulenza educativa e pastorale;

- fornire il proprio contributo di idee sulle questioni sottoposte all’attenzione dell’Opera dal POI;

- approfondire il Magistero salesiano sulla missione della Congregazione nel territorio;

- favorire il collegamento tra i vari organismi di ispirazione ecclesiale e civile operanti nell’ambito umano e sociale;

- contribuire alla preparazione e animazione dei convegni e delle iniziative formative a carattere locale.

Il testo fu presentato al Sig. Ispettore in un incontro della Consulta nel mese di dicembre 2014. Il documento fu poi approvato dal Consiglio della Casa di Bari il giorno 8 gennaio 2015.

La CAEP prese anche coscienza che il suo lavoro essenzialmente doveva sfociare, gradualmente, nella formazione di salesiani/laici e quindi nella crescita della corresponsabilità laicale all’interno di quell’organismo istituzionale, di governo e di animazione che è la Comunità Educativa Pastorale. Nasceva, inoltre, la consapevolezza che solo una istituzione culturale, educativa e pastorale poteva registrare in forma definita e completa l’informazione e la formazione. Ecco perché la CAEP consegnava all’Opera salesiana di Bari il nuovo settore culturale, nel febbraio del 2015, ovvero il “Laboratorio Don Bosco oggi: Educazione – Cultura – Pastorale”. Si continuava da parte dei membri della Consulta ad accompagnare la crescita del neonato Laboratorio culturale, e nello stesso tempo, ci si impegnava a ricercare e a formare i membri della CEP, nelle sue diverse commissioni.

La CAEP concludeva il suo mandato con l’inizio del nuovo anno pastorale 2016-17.

 

La dimensione ecclesiale

Il percorso storico e quello progettuale, compiuto dalla CAEP insieme con la comunità religiosa salesiana, confluivano certamente in un nuovo settore di attività, che si costituiva in tutta la sua partecipazione nell’essere Chiesa. Durante la benedizione dei locali e la serata di inaugurazione delle attività del “Laboratorio Don Bosco oggi”, attraverso le parole del Vescovo mons. Mario Toso, si è compreso che “ogni istituzione educativa, culturale e pastorale è sempre un pezzo prezioso di Chiesa, che ci fa crescere in conoscenza reciproca e amore fraterno. La Parola di Dio (letta durante il rito di benedizione) ci regala una preziosa insistenza sulla presenza e l’azione dello Spirito Santo, promesso da Gesù prima di congedarsi dai suoi”.

Tutti i membri della CAEP si sentivano, sin dall’obbedienza ricevuta dall’Ispettore, come i discepoli, impauriti e sconcertati, che “si trovano tutti insieme nello stesso luogo”, come dice il testo.

Ecco la prima sottolineatura da condividere: trovarsi tutti insieme nello stesso luogo. Non tanto in un “luogo” fisico, spaziale, ma in un “luogo” simbolico, antropologico e anche teologico. Questo luogo per noi è l’intera Opera salesiana “Redentore”. “Ci auguriamo - continuava mons. Toso - con l’ini-zio del Laboratorio culturale una crescita sincera e approfondita, dimostrabile e "mostrabile", del nostro "stare insieme" come comunità educativa pastorale. Questa comunità coinvolge tutti: salesiani, docenti, oratoriani e studenti, personale ausiliare e parrocchiani. Essere insieme è fare una forte esperienza di comunione e fratellanza, di cooperazione e servizio vicendevole, è una bella sfida che "parlerà" per sé stessa e "mostrerà" la reale presenza dello Spirito”.

Quindi, il nostro Laboratorio, già da quella sera, ha iniziato ad essere un vero laboratorio di umanità e di cultura dell’incontro.

L’intera famiglia umana ha bisogno oggi di crescere in umanità, fratellanza e capacità di dialogo e incontro; l’Umanità ha bisogno di rispecchiarsi in Cristo, l’Uomo perfetto perché vero Figlio e vero Fratello.

Si sa che in una istituzione è molto sfidante vivere la comunione e la fratellanza, ma questi valori e processi non sono un semplice costrutto intellettuale, bensì una realtà per la quale abbiamo avuto l’insegnamento, la chiamata, la preghiera di Gesù e l’assistenza dello Spirito.

“Una seconda sottolineatura che vorrei condividere con voi – continuava Toso – è intimamente collegata con quella di prima. Dice il testo degli Atti che il vento che irrompe in quella stanza, dove tutti erano insieme, "riempì tutta la casa dove stavano".

Questo mi fa pensare subito alla generosità di Dio espressa da Gesù

in tanti discorsi e parabole (come il seminatore che semina dappertutto, i frutti che arrivano al cento per uno, il pane che si moltiplica e ancora avanza...ecc.).

Lo Spirito, fonte della vera saggezza, è capace di arrivare a ogni angolo della nostra casa, in alto e in basso, a destra e sinistra... anzi, non solo li raggiunge, ma li riempie. Carissimi, entri – ha concluso la sua omelia mons. Toso - questo vento dello Spirito in un angolo di voi stessi e di questa grande opera educativa e di ricerca culturale, e lasciatevi riempire della sua luce e forza. Solo Lui potrà garantire che la vostra vocazione di servizio nella Chiesa o il vostro servizio di ap-profondimento culturale, docenza e ricerca possa non solo essere un buon servizio, ma sia soprattutto un impegno di crescita personale in umanità e per la gloria di Dio”.

Si è partiti, da quella sera, motivati e convinti che nessun “angolo di questa casa” può rimanere chiuso a questo vento di grazia, giovinezza, novità e profondità.

E la presenza dello Spirito garantirà sempre una multiculturalità di fatto, tanto che il nostro Laboratorio deve diventare effettiva espressione di interculturalità e permettere di vivere un’esperienza approfondita e rispettosa delle diversità, con il nostro caratteristico stile salesiano di famiglia.

Il Laboratorio culturale nasce nell’anno bicentenario dalla nascita del nostro caro padre e maestro Don Bosco.

Egli, pur non avendo dei grossi titoli accademici, ha vissuto con tanto amore la sua vocazione per il bene dei giovani, che sempre è stato molto attento alla situazione del mondo giovanile della sua epoca, alla sua realtà sociale, economica e anche ecclesiale; ha cercato di comprendere i processi in atto nel suo tempo; si è aperto ai diversi fenomeni come l’immigrazione, la nuova situazione politica di un processo di unificazione, ha adottato uno stile comunicativo che non aveva paura di usare tutti i mezzi disponibili per far arrivare a tutti la Parola di Dio e l’evangelizzazione; Don Bosco ha avuto molta cura della formazione intellettuale.

Il Laboratorio, infatti, prenderà sempre più sul serio questa dimensione, riqualificandosi intellettualmente e ampliando gli orizzonti culturali, approfondendo le radici delle scelte e proposte pastorali.

 

Progetto del “Laboratorio Don Bosco oggi”

Un “settore” educativo, culturale e pastorale è sempre cercatore della Verità, Bellezza e Bontà presenti in questo mondo ed anche vuole farsi buon samaritano di una umanità ferita per tanta incomprensione e mancanza di dialogo e di giustizia. L’articolo 27 delle nostre Costituzioni salesiane dice: “Imitando la sollecitudine di Don Bosco, ci rivolgiamo ad essi (i giovani) per renderli idonei ad occupare con dignità il loro posto nella società e nella Chiesa e a prendere coscienza del loro ruolo in vista della trasformazione cristiana della società”.

Questo è il nostro obiettivo!

Il Laboratorio, come istituzione di educazione superiore e di alta formazione vuole promuovere lo sviluppo integrale del giovane attraverso l’assimilazione e la rielaborazione critica della cultura e l’educazione alla fede in vista della trasformazione cristiana della società[8].

Il progetto culturale del “Laboratorio Don Bosco oggi” esplicita la forte valenza ecclesiale e salesiana, indicando tra i propri obiettivi:

  •       la specifica attenzione al mondo dei giovani e di quanti si occupano della loro formazione;
  •       una particolare sensibilità verso le forme di povertà economica, culturale, affettiva e spirituale.

Per questo il “Laboratorio Don Bosco oggi”, che fonda la sua proposta su una concezione integrale di educazione aperta alla visione cristiana della vita, si presenta con un’offerta formativa di corsi, iniziative, percorsi ed eventi al servizio della persona, in risposta ai bisogni del territorio e del contesto ecclesiale, culturale, educativo e sociale in cui opera.

Il Sistema Preventivo di Don Bosco, l’attenzione alle domande poste alle scienze dell’educazione e il dialogo tra le diverse aree disciplinari e con le istituzioni e la società civile caratterizzano il progetto culturale del Laboratorio.

Il “Laboratorio Don Bosco oggi”, in forza del suo progetto culturale e della propria missione, persegue queste tre finalità:

  1.     la ricerca scientifica e la sperimentazione nell’ambito delle scienze dell’educazione e dell’evangelizzazione, della formazione sociale e politica e della comunicazione sociale;
  2.     la formazione di educatori, formatori, docenti, professionisti, ricercatori ed esperti nei settori della comunicazione;
  3.     l’estensione universitaria anche attraverso la pubblicazione e la diffusione dei contributi e dei risultati della ricerca.

Le scelte metodologiche che supportano tali finalità possono essere le seguenti:

  1.     coltivare e promuovere la missione educativa fondata sulla visione cristiana della persona;
  2.     formare gli studenti nei diversi campi o settori scientifici e abilitarli alle specifiche professionalità nell’ottica della formazione continua;
  3.     offrire un servizio qualificato di educazione ed evangelizzazione in collaborazione con la Chiesa;
  4.    accettare e favorire il confronto culturale con l’attuale pluralismo, nel rispetto dell’identità del “Laboratorio Don Bosco oggi”;
  5.     coltivare forme di presenza e partecipazione, secondo la natura propria, in particolare laddove esistono problemi concernenti i diritti e la formazione dei giovani, allo scopo di prevenire il disagio, il condizionamento socio-culturale e mediatico e promuovere la qualità della vita.

Il “Laboratorio Don Bosco oggi” desidera collaborare con le strutture di animazione e di formazione dell’Ispettoria e della Casa di Bari ed offre il proprio servizio per quanto richiesto di sua competenza.

La comunità religiosa offre la testimonianza di chi fa la scelta evangelica vivendola in forma radicale attraverso la professione religiosa e di chi dedica intelligenza, energie, creatività e vita al servizio dei giovani nello stile del Sistema Preventivo di Don Bosco.

La scelta dei docenti, dei relatori e dei collaboratori privilegia, in consonanza con il progetto culturale del “Laboratorio Don Bosco oggi”, le capacità relazionali e la disponibilità nei confronti degli studenti, le conoscenze e le competenze scientifiche e didattiche.

Destinatari privilegiati del “Laboratorio Don Bosco oggi” sono i giovani che desiderano vivere il proprio percorso universitario all’interno di un ambiente e di un contesto caratterizzati dalla pedagogia salesiana. Molti di essi provengono dagli ambienti ecclesiali e salesiani, mentre un buon numero incontra per la prima volta, al “Laboratorio Don Bosco oggi”, l’esperienza cristiana.

Anche gli adulti, soprattutto in fase di riqualificazione professionale, possono accedere ai corsi e ai master del “Laboratorio Don Bosco oggi”.

In sintesi, questo settore culturale:

  1.     promuove e realizza iniziative volte alla formazione dei giovani negli ambiti specifici dei Corsi istituiti;
  2.     tende a favorire i giovani più bisognosi;
  3.     si impegna affinché coloro che operano nei settori cardine della società quali la scuola, gli enti territoriali, i luoghi di aggregazione, la famiglia, il terzo settore, ecc., acquisiscano, tramite i percorsi universitari, competenze e sensibilità soprattutto a favore dei minori, delle famiglie e delle situazioni di disagio;
  4.    provvede, attraverso i salesiani ed alcuni collaboratori più sensibili, all’accoglienza, all’ac-compagnamento, all’orienta-mento, soprattutto dei giovani studenti, anche attraverso la proposta di iniziative esplicite di formazione cristiana, di vita di preghiera e di esperienze spirituali (vedi CUSMIR);
  5.     sottolinea le feste salesiane e le principali ricorrenze liturgiche attraverso momenti formativi, aggregativi e religiosi;
  6.      promuove e realizza progetti, convegni ed iniziative di sensibilizzazione su tematiche circa il valore inalienabile della persona umana.

Il progetto del settore culturale del “Redentore” di Bari è nato, dunque, si è sviluppato e si è pienamente realizzato nel “Laboratorio Don Bosco oggi: Educazione, Cultura e Pastorale” attraverso un per-corso che ha visto l’impegno di salesiani e laici spinti dalla convinzione della necessità di offrire ad un territorio afflitto da povertà e carenze uno strumento di crescita culturale e sociale, animati dalla consapevolezza e dalla volontà di essere Chiesa e sostenuti da una ferma fiducia nell’azione vivificante dello Spirito.

[1]Ispettoria Salesiana Meridionale, Atti Capitolo Ispettoriale XXIV. Progetto Organico Ispettoriale. Direttorio della Formazione. Direttorio dell’Economia, pro manuscripto, Napoli 2013. (= Atti CI XXIV, pp.)

[2]Progetto Organico Ispettoriale in Atti CI XXIV, 23 – 27. (= POI, artt.)

[3] POI, 21 – 25.

[4]Salesiani Redentore Bari, Consulta per l’animazione educativa e pastorale. Istituzione della Consulta, Bari, 8 gen-naio 2015. (= Documento in archivio anno corrente Casa di Bari) (= CAEP, nn).

[5] Veniva eretta una comunità salesiana “altra” da quella dell’Istituto Salesiano “Redentore”.

[6] L’ “Annuario Salesiano”, in realtà, fino al 2015, nell’elenco dei settori di attività della Casa salesiana di Bari, riterrà sempre presente il Centro Pedagogico Meridionale.

[7] Come membri furono nominati gli SDB: d. Giuseppe Ruppi, coordinatore responsabile, d. Giuseppe Morante, d. Francesco Preite, d. Samson Pietray, d. Giovanni Monaco; i laici: prof.ssa Maria Luisa De Natale, ASC; prof. Marco Piccinno, EX DB; avv. Massimiliano Arena.

[8] Cf. CG26, p. 86.

 

d. Giuseppe Ruppi sdb

(giusepperuppi@gmail.com)

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