Redentore e Libertà: un sogno, una passione, una rivoluzione comunitaria. Educare fino alla fine: Vision e mission del Redentore

Il “Redentore” è uno dei luoghi simbolo della Città di Bari. Un luogo che ha una storia centenaria e che si presenta ancora oggi con una vitalità educativa fondamentale e necessaria per tanti ragazzi, giovani e famiglie. Sorge in una periferia al centro: il quartiere “Libertà”. Non una periferia geografica, ma sociale ed esistenziale, ove la vita esplode nelle sue ambivalenze e contraddizioni di gioia incontenibile e di sofferenze indicibili, ove la bontà di un quartiere popolare attento a chi è ultimo cozza con la mancata integrazione che viene abusata da clan senza scrupoli, ove la pace e la gioia sono date dal vocio e dal chiasso di numerosi ragazzi e bambini, che popolano il quartiere più giovanile e vivace della città di Bari.

Redentore e Libertà rappresentano un binomio inscindibile con un unico denominatore comune: educare i giovani. La redenzione cristiana è passione per la libertà della persona. La redenzione è educare alla libertà, è liberare con passione ogni persona dalle schiavitù che opprimono l’umanità di oggi. Amare fino alla fine, per noi del “Redentore” che seguiamo Don Bosco, significa educare fino alla fine.

Il “Redentore” è una comunità reale, fatta di persone che amano: uomini e donne che si riconoscono nel sogno di Don Bosco di educare i giovani. Raccontare il “Redentore” significa raccontare un sogno, una passione, una comunità.

 

Sogno

«I sogni sono importanti. Tengono il nostro sguardo largo, ci aiutano ad abbracciare l'orizzonte, a coltivare la speranza in ogni azione quotidiana. E i sogni dei giovani sono i più importanti di tutti… I sogni ti svegliano, ti portano in là, sono le stelle più luminose, quelle che indicano un cammino diverso per l'umanità. Ecco, voi avete nel cuore queste stelle brillanti che sono i vostri sogni: sono la vostra responsabilità e il vostro tesoro. Fate che siano anche il vostro futuro! Questo è il lavoro che voi dovete fare: trasformare i sogni di oggi nella realtà di domani. E per questo ci vuole coraggio».  (Papa Francesco ai giovani italiani, 11 agosto 2018)

Raccontare il “Redentore” senza la dimensione del sogno e la realtà dei giovani è come raccontare Bari senza il mare. Il sogno del “Redentore” è di attivare la risorsa giovanile come motore dello sviluppo della comunità e del quartiere “Libertà”. Un sogno che richiede molta fiducia e tempo. Un sogno che affonda le sue radici in un altro sogno: quello di un ragazzo di nove anni che viveva in una casetta sperduta nelle valli piemontesi nel lontano 1824.

Questo ragazzo di appena nove anni e di nome Giovanni Bosco sogna un prato pieno di giovani vivaci che, per ciò che commettevano, si trasformavano in lupi feroci.

Solo l’intervento educativo di Giovanni, consigliato nel sogno dalle figure di Maria e di Gesù, permise ai lupi feroci di diventare agnelli mansueti. Un sogno che accompagna la passione della nostra comunità. Un sogno artisticamente realizzato nella nostra Chiesa sulla parte destra, accanto all’altare del Tabernacolo e dinamicamente ripreso con il progetto social pub.

Questo sogno ispira quotidianamente tutto il nostro agire ed operare per e con i giovani.

 

Passione

«L’amore viene quando vuole…I giovani sanno bene quando c’è il vero amore e quando c’è il semplice entusiasmo truccato da amore… L’amore è la vita e se l’amore viene oggi, perché devo aspettare tre, quattro, cinque anni per farlo crescere e per renderlo stabile?…Nella vita bisogna sempre mettere al primo posto l’amore…L’amore non tollera mezze misure: o tutto o niente». (Papa Francesco ai giovani italiani, 11 agosto 2018)

La forza di un sogno si rivela nella quotidianità manifestandosi co-me passione: l’amore traduce i sogni in realtà. Il sogno è una dimensione fragile ma potente. Fragile perché richiede molta fede nell’affrontare le sfide del quotidiano e capacità di dare fiducia agli altri. Potente perché motiva ogni azione. Tanto che, in questi anni, il “Redentore”, fedele al sogno di Don Bosco, alla sua vocazione, ha mutato la fisionomia rendendosi molto più aperto al territorio e venendo incontro alle necessità della gente. Il “Redentore” da faro solitario è diventato ospedale da campo, una comunità in uscita: inclusiva, che cerca di trarre fuori e sviluppare il talento nascosto in ognuno. È una comunità che sogna gettandosi nella mischia della storia degli uomini, assaporando il rischio della missione con una fede non devozionistica ma generosa, genuina senza perdere la consapevolezza di essere una comunità con limiti e fragilità.

Con la forza del sogno la comunità del “Redentore” vive il contesto pro-vocante (cioè a favore della vocazione) del “Libertà”. Un contesto bello e vivace ma anche aggressivo, che mette a nudo aspettative e fragilità e ti costringe ad essere sempre più te stesso, scavando nelle scelte e nelle azioni educative. Chi non ha passione educativa, difficilmente si innamora del “Libertà” e del lavoro educativo che è chiamato a svolgere. In questi anni, ho visto qualche educatore lasciare dopo un giorno trascorso nel cortile dell’Oratorio, ma ne ho visti moltissimi resistere, lottare, ringraziare, amare i ragazzi ed il proprio servizio educativo fino a scrivere una tesi di laurea. Il “Redentore”, se lo ami, ti cambia in meglio, ti fortifica, ti rende sempre più ricco di umanità.

 

Rivoluzione comunitaria

«L’amore è questo: vendere tutto per comprare la perla preziosa… Tutto. Per questo l’amore è fedele. Se c’è infedeltà, non c’è amore; o è un amore malato, piccolo, che non cresce». Il rischio dell’amore tocca anche la comunità dei credenti. A un giovane che gli parla di una Chiesa, che “sembra sempre più distante e chiusa nei suoi rituali”, segnata da “inutili fasti e frequenti scandali che la rendono ormai poco credibile ai nostri occhi”, Francesco risponde: «A volte le parole, anche se parlano di Dio, tradiscono il suo messaggio d’amore. A volte siamo noi a tradire il Vangelo. Non sempre è così, ma a volte è vero… Se noi cristiani non impariamo ad ascoltare le sofferenze, a stare in silenzio e lasciar parlare e ascoltare, non saremo mai capaci di dare una risposta positiva. E tante volte le risposte positive non si possono dare con le parole: si devono dare rischiando nella testimonianza». (Papa Francesco ai giovani italiani, 11 agosto 2018)

Solo la passione educativa per i ragazzi, i giovani e le famiglie di questo bellissimo quartiere ha portato il “Redentore” a risignificare la propria missione comunitaria in base alle esigenze storiche dell’oggi nella fedeltà al sogno di Don Bosco.

È comodo, ma spaventosamente arido, ripetere sempre le stesse cose, sempre gli stessi cliché, dire: “Si è sempre fatto così!” No, il sogno è sempre giovane e la passione è anche il sacrificio di tradurre oggi il sogno educativo di Don Bosco. È un rischio? Certo che è un rischio. Ma l’amore per sua natura ha una dose di rischio. Si può sbagliare, si può perdere, ma non si può rinunciare ad amare. L’amore ci spinge a collaborare con quanti hanno a cuore la vita dei giovani.

Ci spinge a ridisegnare le strutture rendendole più attinenti ai tempi di oggi. E così il “Redentore” sta ridisegnando la sua missione.

Il cuore della comunità del “Redentore” è l’Oratorio, strettamente legato alla Parrocchia. La Parrocchia per i Salesiani ha motivo di esistere solo se c’è l’Oratorio dei ragazzi e dei giovani, volto di una comunità di famiglie e di adulti responsabili, che si prendono cura dei più piccoli. L’Oratorio spinge ad uscire dalle sacrestie per servire i più piccoli, non è semplicemente una struttura, ma è soprattutto un modo di vivere, uno stile familiare ed educativo che permea tutte le realtà del “Redentore”. L’amore gratuito manifestato nel servizio educativo al prossimo è il motore insostituibile del “Redentore” ed il volontariato gratuito è, e sarà sempre, il centro della vita cristiana di una comunità. Un volontariato che conta circa 90 persone tra catechisti, animatori, volontari e adulti responsabili. Redimere attraverso il cortile dell’Oratorio, gruppi di catechesi, doposcuola, sport, laboratori educativi ed il servizio di animazione è il nostro carisma, il nostro modo di essere comunità.

Accanto all’Oratorio si sono sviluppati progetti ed iniziative che nascono dall’esigenza di dare risposte ai bisogni concreti di giovani del vivace quartiere  “Libertà”. Un quartiere ambivalente: bellissimo e povero allo stesso tempo. E lo sguardo dell’educatore sulle povertà del quartiere si sofferma principalmente su due mali da prevenire e da contrastare: la dispersione scolastica e la disoccupazione. Dove non c’è cultura e scarseggia il lavoro, il degrado aumenta e la criminalità organizzata avanza arruolando giovani sempre più disperati e marginali nelle proprie file.

Per contrastare la povertà e promuovere l’educazione, oltre il volontariato è indispensabile al “Redentore” la presenza di competenze e professionalità. Bisogna dare il meglio ai giovani che vivono le periferie della vita e della società.  In questa prospettiva di prevenzione educativa, la comunità ha potenziato la sua missione educativa su diversi fronti e ne ha aperto altri:

  • Formazione professionale,
  • Laboratorio culturale e Biblioteca di quartiere,
  • Casa per gli studenti universitari fuori sede,
  • Comunità educativa per minori e Centro socio-educativo diurno per minori,
  • Progetti di inserimento socio-lavorativo. Alcuni progetti sono iniziati, come il social pub. Altri si stanno definendo, come il B&B per promuovere l’accoglienza ed il turismo culturale, e la riapertura del Cinema-teatro.

La formazione professionale, troppo bistrattata dalle Istituzioni preposte locali e regionali, intercetta soprattutto quei ragazzi che dopo la terza media fanno fatica a frequentare i percorsi scolastici tradizionali, ma possono imparare un mestiere ed essere accompagnati nell’inserimento nel mondo lavorativo. Ed al “Redentore” attraverso l’Associazione CNOS-FAP Puglia (Centro Nazionale Opere Salesiane – Formazione e Aggiornamento Professionale), animata dai salesiani[1], sono attivi corsi di obbligo formativo di operatore elettrico, operatore di autoriparazione. Una ventina di docenti ed una équipe psico-pedagogica accompagnano circa 60 ragazzi nel cammino di istruzione e formazione professionale.  È nostra intenzione ampliare l’offerta formativa di qualifica professionale nel campo della meccatronica, della ristorazione e del turismo (operatori turistici).  In un quartiere con una elevata percentuale di dispersione ed evasione scolastica, la formazione professionale è un toccasana che andrebbe maggiormente sostenuto dalle Istituzioni. Redimere e salvare i giovani attraverso l’istru-zione e formazione professionale è il nostro carisma, il nostro modo di essere comunità.

Altro settore importante, potenziato in questi anni, è il Laboratorio culturale con annessa Biblioteca di quartiere, animato dall’Associazione di promozione sociale “Don Bosco oggi[2], nato nella nostra comunità di Bari nel 2015.

La necessità di creare cultura, mentalità positiva che possa costruire comunità, dare robustezza al "Noi", alimentare la solidarietà ed il volontariato educativo è una priorità per una comunità come quella del “Redentore”.

La cultura non è semplicemente leggere un libro, ma dare sostanza e profondità alle relazioni comunitarie e all’azione educativa. Redimere attraverso una cultura familiare, educativa e solidale è il nostro carisma, il nostro modo di essere comunità.

Il servizio culturale si fa anche accoglienza ed ospitalità per tutti quei giovani che frequentano le Università baresi e sono fuori sede.

All’interno del “Redentore” attraverso il CUSMIR (Convitto universitario salesiano Michele Rua) viene offerta ospitalità ed un cammino di crescita personale e di accompagnamento educativo a circa 30 giovani studenti universitari. Redimere attraverso l’accompagnamento dei giovani universitari è il nostro carisma, il nostro modo di essere comunità.

Il desiderio di dare professionalità e competenza al lavoro educativo verso i ragazzi in difficoltà ha motivato il “Redentore” a progettare e realizzare due servizi importanti: la Comunità educativa per minori “16 Agosto” ed il Centro socio-educativo diurno “I ragazzi di Don Bosco”. I servizi sono gestiti rispettivamente da due realtà del Terzo Settore che si ispirano al carisma e al sistema educativo di Don Bosco: l’Aps “Piccoli Passi grandi sogni onlus[3] nata nel 2007 nelle comunità salesiane di Napoli, impegnate per mandato ispettoriale nella animazione e gestione delle comunità residenziali per minori delle Case salesiane del Sud; e la Cooperativa “Il sogno di Don Bosco onlus[4], nata nella comunità salesiana del “Redentore” di Bari nel 2007 e che anima e gestisce diversi servizi socio-educativi nel territorio barese. La prima realtà accoglie minori del circuito penale e minori stranieri non accompagnati; la seconda realtà offre sostegno scolastico, aiuto pedagogico e ludico ai minori in difficoltà. Redimere attraverso servizi educativi qualificati e competenti è il nostro carisma, il nostro modo di essere comunità.

La voglia di sognare e di incamminarsi in nuove strade per promuovere l’educazione e fare rete con le Associazioni del territorio ha portato in questi anni ad attuare diversi progetti educativi: nel 2012, “Finis Terrae” con la Fondazione con il Sud, progetto di sviluppo locale realizzato insieme a tredici Associazioni del Terzo Settore; nel 2014 progetto “Limes” con il Ministero dell’Interno per l’integrazione dei minori immigrati di seconda generazione, realizzato insieme a sette realtà del Terzo Settore di Bari; nel 2014 progetto “Faber” con la Caritas diocesana per la promozione dei minori stranieri non accompagnati, che ha portato alla nascita della comunità “16 Agosto”; varie collaborazioni con il Comune di Bari per le attività ludiche, ricreative, di inclusione sociale;  ed in ultimo un progetto impegnativo che vuole dare una risposta, seppure piccola, al dramma della disoccupazione giovanile: “Giovani e lavoro”. Il progetto “Giovani e lavoro” ha la pretesa di poter offrire opportunità di lavoro e di promozione culturale attraverso il social pub, il B&B “Lupi & Agnelli”, la Biblioteca di quartiere ed il Cinema Teatro. L’esperienza innovativa è solo all’inizio del percorso ed ha intrapreso varie modalità per poter trovare un giusto indirizzo ad una intuizione fondamentale e necessaria: coinvolgere sempre più laici, specialmente giovani, nella missione educativa e gestione del “Redentore”. Si è iniziato con il social pub, si sta proseguendo con il B&B e la Biblioteca di quartiere, si stanno verificando le condizioni per poter riaprire il Cinema-teatro.

La rivoluzione del “Redentore” sta tutta qui: non si può fare tutto da soli, ma soltanto con una comunità che sia sempre più inclusiva! Anche Dio ha bisogno della persona. La sua onnipotenza è la capacità di amare la persona fino a coinvolgerla nella storia della salvezza.

Lo stesso Dio ha suscitato Giovanni Bosco per salvare i giovani delle periferie abbandonate di Torino. Da una tettoia di un quartiere di Torino, Valdocco, il sogno di Don Bosco, attraverso la passione di molti, è diventato opera di salvezza per milioni di giovani sparsi in 139 paesi del mondo. In questo senso il “Redentore” non si chiude ma si apre a collaborazioni con persone di buona volontà, ricerca la collaborazione di quanti sono responsabili del bene comune (Istituzioni, Associazioni del Terzo Settore), coinvolge a cerchi concentrici sempre più inclusivi ed ha bisogno della passione di molti che condividono l’unico sogno educativo di Don Bosco: fare di tutto per redimere e salvare i giovani attraverso l’educazione.  Il “Redentore” è una mamma solcata da rughe centenarie, ma sempre giovane e bella, perché ama più i figli, specialmente i più piccoli, che sé stessa.

Tenere uniti sogno, passione e comunità è la vera rivoluzione che permette al “Redentore” di continuare la missione educativa grazie all’apporto di molti a più livelli. La rivoluzione è sempre in corso ed ha bisogno di persone armate di sogni, forti nella passione educativa per i più piccoli ed imbattibili nell’amore per la comunità.

 

[1]  La Federazione nazionale “CNOS-FAP” – Centro Nazionale Opere Salesiane / Formazione Aggiornamento Professionale – è un’Associazione non riconosciuta, costituita il 9 dicembre 1977, che coordina i Salesiani d’Italia impegnati a promuovere un servizio di pubblico interesse nel campo dell’Orientamento, della Formazione e dell’Aggiornamento professionale con lo stile educativo di Don Bosco. La Federazione CNOS-FAP non ha scopo di lucro. Sono soci della Federazione le Istituzioni salesiane e le Associazioni/Federazioni locali e regionali CNOS-FAP che promuovono iniziative e azioni di Orientamento e di Formazione Professionale, soprattutto attraverso i Centri di Formazione Professionale (CFP) polifunzionali.

[2] L’APS “Laboratorio Don Bosco oggi”, formata da salesiani e laici su indicazione del Capitolo Ispettoriale XXIV dei Salesiani dell’Italia Meridionale nel 2013, anima il settore culturale dell’Istituto salesiano “Redentore” di Bari comprendente: la Casa per gli studenti universitari “Michele Rua” (CUSMIR), la Biblioteca di quartiere “Don Bosco” ed il Laboratorio culturale. Compito precipuo dell’Associazione è l’animazione culturale del territorio.

[3] L’Associazione “Piccoli passi grandi sogni” nasce nel luglio 2007, quando i salesiani presenti nelle comunità del golfo di Napoli, impegnati con i minori a rischio, hanno dato vita, nel rispetto del Codice civile e della L 383/2000, a un’Associazione senza fini di lucro, con sede legale in Torre Annunziata (Na), alla Via Margherita di Savoia n. 22.  Anima e gestisce per mandato ispettoriale le comunità educative per minori nelle Case salesiane dell’Ispettoria Meridionale.

[4] La Cooperativa “Il Sogno di Don Bosco nasce nel 2007 su iniziativa di tre colleghi, dirigenti dell’allora Comunità “Don Gregorio Varrà”, ai quali nel 2003 l’Istituto Salesiano “Redentore” di Bari ne aveva affidato la gestione. Il progetto, condiviso dai salesiani, ha puntato a potenziare la gestione della struttura. Negli anni a seguire i soci della Cooperativa operano con l’intento di implementare nuovi servizi socio-educativi per minori e famiglie, tanto che vengono avviate altre sedi operative in cui sperimentare ulteriori e diverse forme di accoglienza. La mission della Cooperativa è quella di promuovere il benessere e l’inclusione sociale dei giovani, minori e famiglie, ispirandosi ai principi educativi del Sistema Preventivo di Don Bosco ed attualizzandoli.

 

d. Francesco Preite sdb

(francescopreite@donboscoalsud.it)

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