Comunicazione nella relazione d’aiuto

Nell’ambito dell’offerta formativa del “Laboratorio Don Bosco oggi: Educazione – Cultura – Pastorale (DB Lab)”, al suo terzo anno di operatività, si è svolto, presso la sede del Laboratorio, il 7 aprile scorso, un seminario sulla comu-nicazione nella relazione d’aiuto: «Dalla comunicazione alla cura».

La giornata di formazione del 7 aprile scorso si inserisce nell’obiettivo del DB Lab di sviluppare un nuovo settore di alta formazione degli operatori, degli animatori e di altre figure professionali impegnate nell’ambito delle relazioni d’aiuto, offrendo agli operatori strumenti concreti e tangibili per il loro lavoro professionale o volontario.

In particolare, l'attenzione alla comunicazione nella relazione d’aiuto è sostenuta dal DB Lab sposando il principio che la relazione educativa si fonda proprio sulla sua qualità, che passa attraverso il “saper comunicare” per stimolare processi interpersonali “sani” e stili di vita positivi.

In quest’ottica, la giornata del 7 aprile, patrocinata dall’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia e dall'Università Pontificia Salesiana di Roma, ha presentato in modo approfondito le tematiche della comunicazione secondo il modello dell’Analisi Transazionale Socio Cognitiva. Tale modello è stato sviluppato presso le scuole di specializzazione in Psicologia clinica collaboranti con l’Università Pontificia Salesiana di Roma, da don Pio Scilligo[1] salesiano e psicoterapeuta, ed offre una guida per gli educatori e gli psicologi verso la lettura dei comportamenti delle persone e per la scelta di modalità di risposta che favoriscono la relazione d’aiuto e la “cura”.

Il seminario è stato tenuto da due docenti della facoltà di Psicologia dell’UPS, la professoressa Susanna Bianchini e la professoressa Carla De Nitto, rispettivamente anche direttrici della Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica SAPA di Latina e della scuola di specializzazione in Psicologia clinica SSPC-IFREP di Roma.

Al seminario hanno partecipato 25 corsisti di cui 11 psicologi, due insegnanti, due counselor, un mediatore familiare, tre volontari, un assistente sociale, 5 educatori. I partecipanti sono stati introdotti all’ATSC attraverso un percorso di comprensione delle dinamiche della comunicazione a partire da esercitazioni pratiche ed esperienziali fatte nei piccoli gruppi, in modo da far sperimentare i processi di comunicazione in prima persona e comprenderne meglio i fondamenti. Si è partiti dallo sviluppo dell’individuo e le fasi di crescita per poi analizzare il potere nella relazione, le emozioni, la reciprocità...e tanti altri aspetti che sono stati oggetto della parte esperienziale.

Il modello dell’Analisi Transazionale Socio Cognitiva presentato nel seminario, infatti, si basa su aspetti delle relazioni che intervengono nella vita di ogni giorno e possono determinare il risultato di uno scambio comunicativo.

Questo modello di lettura dei comportamenti umani, dei meccanismi di relazione e di sviluppo della persona, nasce dall’integrazione dell’Analisi Transazionale di Berne e del modello interpersonale di Lorna Benjamin.

Nell’ambito dell'Analisi Transazionale (AT) l'opera di Pio Scilligo è uno degli esempi più evidenti di coniugazione dell'intuizione clinica con il rigore della ricerca accademica[2].

Per comprendere a fondo il valore di tale modello ed entrare nei contenuti della giornata a cui hanno partecipato diversi professionisti, è utile fare un breve cenno alla teoria alla base.

Di fatto, Berne nella sua prima opera propone un modello della personalità con tre stati dell'Io: Bambino, Adulto e Genitore (Berne, 1961).

Ogni stato dell'Io è definito come un insieme coerente di emozioni che motivano un corrispondente insieme di modelli di comportamento, riferibili al mondo emozionale e del periodo infantile, al mondo dei dati oggettivi di realtà ed al sistema di regole e giudizio delle situazioni riconducibile al sistema genitoriale.

L’Analisi Transazionale Socio Cognitiva di Scilligo (2004) è inoltre ispirata al modello SASB della Benjamin, il quale descrive i comportamenti nelle relazioni e nella comunicazione umana collocandoli in schemi che descrivono il modo di avviare una interazione (Proponente) ed il modo di rispondere ad essa (Rispondente), tenendo presente se questa è connotata da un tono affettivo positivo o negativo (amore/odio) e se stimola l'affiliazione o l'interdipendenza. Conoscere questo modello, aiuta, quindi, a capire come un interlocutore avvia una comunicazione (es. uno studente può provocare un insegnante) ponendosi da uno stato dell’Io specifico (es. attaccando in modo critico e genitoriale) e cosa automaticamente può suscitare nell’altro.

La diagnosi della comunicazione, quindi, guida l’operatore, (il docente, l’educatore…o perché no? un medico), a cogliere la “provocazione” e decidere da quale stato dell’Io rispondere, per cambiare “registro comunicativo”: per esempio, da uno stato dell’Io Adulto e che stimola interdipendenza con una tonalità affettiva positiva.

Questo semplice esempio mostra come la ricchezza di tale modello sta nel poterlo usare per diagnosticare gli stati da cui si evolve una comunicazione, per modulare le risposte e per stimolare nuove esperienze relazionali negli interlocutori, soprattutto se svantaggiati.

E questo è il cuore della comunicazione che cura.

Nello specifico il modello dell’Analisi Transazionale Socio Cognitiva, teorizzato dal salesiano don Pio Scilligo, fornisce uno strumento all’operatore per leggere il comportamento dell’educando o paziente e in base a questo rispondere o stimolarlo per favorire una relazione fatta di maggiore autonomia, accudimento o protezione, a seconda delle esigenze specifiche.

Inoltre, permette di individuare le aree della personalità che sono indicative di benessere o malessere a seconda di come l’individuo comunica o reagisce alle situazioni ambientali.

Diverse ricerche scientifiche condotte da decenni, infatti, mostrano come l’utilizzo di tale modello nella relazione educativa, terapeutica e di aiuto in generale, produce risultati significativi nel cambiamento e nella crescita della persona, offrendole una esperienza relazionale nuova e “riparativa”.

Per quanto dimostrato, è possibile utilizzare il modello negli interventi educativi con una grandissima efficacia sia per la valutazione della situazione sia per pianificare gli interventi stessi.

Al termine del workshop è stata effettuata una verifica delle competenze apprese, tramite esercitazioni pratiche, ed una valutazione del gradimento dei partecipanti.

Nello specifico, dai questionari di valutazione sono emersi i seguenti risultati:

  •      organizzazione complessiva: 100% di gradimento;
  •      completezza delle informazioni: 100%;
  •      adeguatezza delle metodologie applicate agli argomenti: 98%;
  •      funzionalità degli spazi: 98%;
  •      livello pregresso di conoscenza dell’argomento: 30%;
  •      incremento delle conoscenze dell’argomento: 98%;
  •      interesse verso l’argomento trattato: 100%;
  •      sviluppo di nuove competenze: 100%;
  •      possibilità di interagire con i colleghi durante le lezioni: 100%;
  •      grado di innovazione dei contenuti trattati: 100%;
  •      rispondenza delle conoscenze acquisite rispetto alle esigenze formative: 100%;
  •      chiarezza nell’esposizione degli argomenti trattati: 100%;
  •      capacità dei docenti di tenere viva l’attenzione: 100%;
  •      completezza degli argomenti trattati: 100%;
  •      gestione dell’aula e degli spazi: 98%;
  •      momenti di confronto con i docenti: 98%.
  •      Tra i suggerimenti dei corsisti per il miglioramento dell’organizzazione del corso in oggetto vi sono: aumento delle ore di corso, maggior tempo per il confronto con i docenti, maggior tempo per l’analisi di casi.

Dopo tale esperienza dal bilancio positivo ed in linea con i principi salesiani e con il lavoro di intervento educativo e prevenzione che il “Redentore” di Bari porta avanti da anni, i referenti del DB Lab desiderano continuare ad offrire opportunità formative sempre più ampie e approfondite, per promuovere competenze e strumenti utili a rendere il lavoro degli operatori sempre più efficace.

 

[1]P.Scilligo, L’analisi transazionale socio cognitiva, LAS, Roma 2009.

[2]M.Sambin - E.Benelli, Psicologia Psicoterapia e Salute, Vol. 20, No. 1/2/3 (2014), 85-96.

 

Antonella Troilo

(antonellatroilo@hotmail.it)

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