La vulnerabilità del nichilismo mafioso

La tesi di Laurea Triennale in Filosofia, con la quale mi sono laureato (110/110L) presso l’Unisalento lo scorso 18 Luglio 2018, è una tesi in ambito pedagogico. Verrebbe da chiedersi come mai un laureando in filosofia opti per una tesi in pedagogia, certamente ne è complice il vissuto personale, ma è necessario dire che la tesi in questione sia l’a posteriori di una riflessione filosofica che ne diventa chiaramente l’a priori. La tesi ha come titolo: “La vulnerabilità del nichilismo mafioso”, il che accende un po’ i riflettori sulla radice filosofica del tema, ma è il sottotitolo che inquadra l’argomento pedagogico: “Padre Pino Puglisi e la pedagogia dell’incontro”. Nel complesso identifichiamo quindi la radice (filosofica), l’argomento (pedagogico), l’oggetto formale (Padre Pino Puglisi) e l’oggetto sperimentale di tale tesi (la pedagogia dell’incontro).

La tesi si suddivide in tre capitoli: La figura di Pino Puglisi nella storia dell’educazione cristiana, L’implicito pedagogico, I frutti del martirio. Si rispetta sia un ordine cronologico degli eventi sia la graduale astrazione dell’oggetto sperimentale.

Il primo capitolo mostra come la figura di Pino Puglisi ben si inserisca nella storia educativa millenaria della Chiesa. Per far questo si evidenziano negli ultimi due secoli alcuni fari di questa storia: don Giovanni Bosco, don Lorenzo Milani, don Luigi Giussani;un piccolo cenno a don Giuseppe Diana ci permette di presentare don Pino Puglisi. In tal modo si dimostra come tale figura sia in continuità con la missione educatrice della Chiesa.

Il secondo capitolo è il tentativo di estrarre un implicito pedagogico dall’azione di Puglisi sul territorio siciliano. Si evidenziano quindi i contesti storico-sociali e i bisogni emergenti sui quali Puglisi pone la sua attenzione. Rintracciando il problema negli pseudo valori mafiosi (ecco perché si parla di nichilismo), gli elementi che con un lavoro educativo egli deve sanare sono intrisi di religiosità formale ed ateismo pratico. Questo cruciale capitolo racchiude anche la soluzione che Puglisi adotta: l’incontro. In un contesto mafioso, l’incontro, lo scambio di esperienze, di contenuti, di sogni, di progetti, la piazza, lo scambio di vocazioni, di servizi gratuiti, l’incontro con esperienze di vita anche esterne, il dialogo con altri quartieri sono il vero punto debole. L’incontro favorisce nuove prospettive di vita:in un contesto mafioso* il nuovo, “l’alternativa” non è ammissibile. In tal modo, favorendo tutto questo, Puglisi diventa il “Boss alternativo”. Nel piccolo quartiere di Brancaccio due boss non sono ammessi.

Il terzo e ultimo capitolo evidenzia la fecondità di un martirio, quello di Puglisi (primo martire di mafia), che porta enormi frutti nei contesti simili. Si fa riferimento ad alcuni centri sorti nel sud Italia: Palermo, Bovalino (RC)… Si passano in rassegna le mafie e l’applicabilità di tale sistema in questi contesti. In questo capitolo è prezioso il contributo di Maurizio Artale, attuale presidente del primo centro fondato direttamente da Puglisi, il “Padre Nostro”.

 

Vincenzo Saponaro

vincenzou96@gmail.com

Vincenzo Saponaro

Nato a Ceglie M.ca (Br) il 3-8-96, ha studiato Filosofia presso l'Università del Salento. Oggi è studente presso l'Istituto Teologico "Santa Fara" in Bari. Autore di "Filosofàndo-Siamo tutti saggi" (2017) e di "Nichilismo Mafioso" (2018).

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