La lotta contro l'avversario e la grazia salvifica di Dio

Trattare la questione del male significa accedere ad una prospettiva bivalente che segna l’esperienza e la storia di ogni uomo: la tragica realtà del male come limite al cammino di ogni uomo e la speranza di riuscire a limitarne il dominio e dunque di vincerlo definitivamente.
A questo aspetto orientativamente antropologico, si inserisce l’espressione della preghiera che Gesù stesso ci ha insegnato, «Padre nostro…liberaci dal male»: unione della paternità di Dio all’invocazione umana della liberazione dal male/maligno.
La fede cristiana non ci offre una spiegazione razionale di cosa sia il male e la sofferenza, ma con l’esempio di Cristo Gesù, che ha sperimentato il dolore e si è assunto il peccato dell’uomo, ci aiuta a comprendere che il male non è l’ultima parola, ma che nella speranza della risurrezione ogni uomo è chiamato a lottare contro ogni male e sofferenza.
Papa Francesco scrive: «La vita cristiana è un combattimento permanente. Si richiedono forza e coraggio per resistere alle tentazioni del diavolo e annunciare il Vangelo. Questa lotta è molto bella, perché ci permette di fare festa ogni volta che il Signore vince nella nostra vita».[1]
Le parole del Pontefice non si riferiscono solo alla realtà del mondo che ci inganna o alle fragilità e inclinazioni tipiche dell’uomo, ma anche ad una lotta contro il diavolo, che è un essere personale che ci tormenta e non un mito.
All’interno della storia della Salvezza ci sono molte vicende che parlano di uomini che hanno subito attacchi da parte del maligno e hanno rinunciato all’amore di Dio, credendo di sostituirsi a Lui, realizzando un’idea sbagliata della libertà e rinunciando alla grazia salvifica del Creatore; uno tra tanti è Giuda Iscariota.

Il mistero del male

Malgrado le critiche e le negazioni di alcune filosofie e teologie, l’esistenza del demonio è un fatto rivelato nella Sacra Scrittura.
Il diavolo è una creatura di Dio, un angelo, e per questo di natura buona. Come spirito dotato di intelligenza, volontà e libertà è un essere personale, ma sconfitto ontologicamente a causa della sua ribellione a Dio. È quindi un angelo decaduto, travestito da angelo della luce (Lucifero).
Nel rifiuto del progetto di Dio, Lucifero trascina dietro a sé un terzo degli angeli del cielo (Cf. Ap 12,4): il diavolo e i suoi angeli ribelli non hanno accettato che nel progetto di Dio Gesù si incarnasse in una creatura più semplice, simile all’uomo, rifiutando quindi il desiderio di amore di Dio su tutta la creazione; possiamo dire che il diavolo, come tutti i suoi angeli, ha ceduto all’orgoglio. Ecco perché fin dalla creazione il male ha influenzato l’operato di Dio ed ecco perché fin dal principio nel progetto di Dio era contemplata l’opera redentrice di Gesù Cristo.
Nell’Antico Testamento la figura del demonio è quasi inesistente, pur essendo considerato il suo intervento già dal libro della Genesi. A partire dal periodo post-esilico, precisamente dal Libro della Sapienza, si attribuirà la morte all’invidia del diavolo (Cf. Sap 2,23),[2] ed ancora in Giobbe, dove primeggia la potenza di Dio su satana (Gb 1, 6-12; 2,1-7), nel Primo Libro delle Cronache, dove satana convince il re Davide a fare un censimento del popolo come atto di superbia nei confronti di Dio (1Cr 21, 1.7).
Probabilmente il celare la presenza di una forza del male all’interno dell’Antico Testamento ha una funzione strategico/scritturistica, in quanto sarebbe stato rischioso parlare di un'altra creatura contrapposta a Dio in un cammino monoteistico. Questa preoccupazione sarà superata quando nella riflessione teologica il diavolo verrà incluso nell’opera salvifica di Dio e quindi come sua creatura.
Nel Nuovo Testamento i riferimenti ai demoni sono molto numerosi. Non abbiamo descrizioni morfologiche di satana, ma piuttosto descrizioni sul suo modo di agire e operare: è colui che mette zizzania e che allontana Cristo e i sui discepoli dalla loro missione. Il suo potere è superiore a quello dell’uomo, ma inferiore a quello di Dio, appunto per questo la sua preda preferita è l’uomo come via per raggiungere e attaccare Dio: tutto questo avviene per mezzo della tentazione nel momento in cui non viene sconfitta e si trasforma in peccato.
Nei Vangeli, ad esempio, troviamo molti racconti della vita pubblica di Gesù che descrivono l’incontro con i demoni scacciati dai corpi dei posseduti. Questi eventi rientrano nell’annuncio del Regno e della misericordia di Dio che si contrappone al regno di satana. Gesù avrebbe potuto sminuire questa realtà, evitando anche ulteriori preoccupazioni per il popolo che lo seguiva, come aveva fatto per la schiavitù, ma non lo ha fatto, probabilmente perché era un pericolo da non sottovalutare.
Sin dai primi pronunciamenti ufficiali la Chiesa parla del suo nemico, minaccia per l’uomo. Nel Simbolo di Nicea (325 d.C.) si parla della discesa di Cristo negli inferi così anche nel Concilio Ecumenico Lateranense IV (1215 d.C.) viene stilata una definizione teologica e nel Vaticano I, nella costituzione dogmatica Dei Filius.[3]
Il Concilio di Trento accusa Adamo, il quale a causa del suo peccato ha condotto l’uomo sotto il potere del diavolo[4]; per questo i cristiani sono chiamati a lottare contro i demoni[5] e Dio, salvandoci, «ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel Regno del suo Figlio diletto, nel quale abbiamo la redenzione e la remissione dei peccati[6]».
Anche il Concilio Vaticano II, pur dedicandosi più al presente della Chiesa e meno alla dottrina della creazione, non ha mancato di mettere in guardia contro l’attività di satana e dei demoni. Il Concilio ripropone la realtà dell’esistenza del diavolo e degli spiriti maligni, del loro malefico operato all’interno della storia del mondo, della Chiesa e di ogni singola persona, ma nello stesso tempo mostra l’opera salvifica della grazia di Cristo, che ha sconfitto il regno di satana.
Il tema trattato è rintracciabile anche in altri documenti della Chiesa successivi al Concilio Vaticano II: nel Catechismo della Chiesa Cattolica e in uno studio edito il 26 Giugno 1975 e commissionato dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede per riaffermare la dottrina del Magistero su «Fede cristiana e demonologia».

L’agire di satana[7]

L’azione malevola di satana verso il creato e in particolare contro l’uomo si fonda sull’invidia e la gelosia verso la natura umana.
La modalità più comune è la tentazione: satana incita l’uomo a cedere alla tentazione per indurlo a peccare, ottenendo l’allontanamento da Dio. È importante precisare che nella tentazione lo spirito maligno è causa solo indiretta del male dell’uomo: l’uomo, dietro una suggestione demoniaca, acconsente liberamente e nella piena volontà, rendendosi responsabile del male. Satana non ha potere sulla volontà e sull’intelletto e soprattutto agisce sempre sotto l’occhio vigile di Dio, che permette la tentazione affinché l’uomo possa redimersi e rinforzarsi.
Esistono delle azioni straordinarie del maligno:
- infestazioni locali: è un’azione su luoghi, case, oggetti, che causa, su queste realtà, disturbi e fastidi.
- Ossessione: sono aggressioni del demonio che, pur non bloccando la facoltà intellettiva e la libera volontà della persona, riescono a comunicare alla mente (immaginazione e memoria) pensieri o immagini ossessive, talvolta razionalmente assurde, ma tali che la vittima non è in grado di respingerle.
La persona si sente tormentata da un’idea fissa che avverte come estranea a sé e che cerca in ogni modo di respingere. Essa si imprime profondamente nella sua mente e nel suo spirito al punto da sembrare realmente sua. In alcuni casi può indurre al suicidio.[8]
- possessione: è la forma più grave dell’influsso di satana sull’uomo, riguarda la sfera del corpo. È una vera e propria «presa di potere» dello spirito maligno sulla persona, che lo governa a suo piacimento.[9]

La musica rock e satana

La musica può essere strumento di rilassamento, concentrazione, ma anche di indottrinamento, di influenza sull’umore o sulla psiche. La nostra liturgia è strettamente legata alla musica sacra, che esprime la preghiera e favorisce l’unanimità, pensiamo in modo particolare al canto gregoriano. [10] Abbiamo quindi visto come la musica sacra ci mette in relazione con Dio. Come questo avviene nelle nostre liturgie o semplicemente nella nostra vita, così può avvenire nella relazione con l’avversario. Satana si serve di questo canale per poter entrare nella mente e nell’anima dell’uomo.
Ormai da un po’ di anni è evidente il nesso tra musica rock e satanismo, ma è importante da subito precisare che non tutto il rock si collega a questa realtà. Tutti più o meno abbiamo sentito parlare di alcuni brani di musica rock e non, contenenti messaggi subliminali inneggianti a satana, ma ciò che desta più preoccupazione è la corrente del rock che a partire dagli anni ’80 ha esplicitamente utilizzato tematiche sataniste nei testi delle canzoni e nelle immagini blasfeme ed anticristiane delle copertine degli album.
Sicuramente alcuni utilizzano queste icone come forma strategica per una maggiore visibilità sul mercato discografico, ma altri fanno sul serio usando la musica come propaganda a satana e collaborando con le sette. Negli Stati Uniti numerosi gruppi metal collaborano con la Chiesa di satana,[11] come ad esempio gli Acheron,[12] band death metal fondata in Florida nel 1988.
In Finlandia troviamo i Behexen, band in attivo dal 1994 e esplicitamente inneggiante a satana e al satanismo. Un loro album del 2000 Rituale Satanum è un'esplosione di blasfemia spudorata con suoni ipnotici e funerari di chitarre elettriche che accompagnano i testi non proprio frutto di semplice fanatismo, ma al contrario di messaggi con buone fondamenta teologiche e di odio verso la Trinità e la Vergine Maria.
Attualmente il rock satanico si esprime attraverso correnti musicali estreme: Death metal, Black Metal, Brutal Death, Doom. Le caratteristiche comuni di questi tipi di musica sono: suoni fissi e ripetitivi, ritmi frenetici, urla e voce gutturale tecnicamente chiamata scream (gridare) e growl (ruggire).
Tutto questo ci aiuta a capire come la musica può diventare un efficace mezzo di diffusione del satanismo e una chiave di accesso per entrare in relazione con l’avversario.[13]

L’uomo, creatura libera

L’uomo in quanto persona, è ed agisce per mezzo della sua libertà: tutto dipende da essa, dalle scelte personali alla relazione con l’altro.
La libertà però non è faccio ciò che voglio, concetto comune nella società di oggi, ma piuttosto un dono ricevuto che si coniuga col cammino di crescita responsabile che conduce alla pienezza della propria identità personale.
Appunto perché in cammino, la libertà umana è soggetta a condizionamenti ambientali e socio-culturali, ad errori, lotte, ma soprattutto è una scelta per Dio e per il prossimo.
Nell’accezione cristiana il tema della libertà è fondante perché realizza quel progetto che Dio ha sempre sognato: l’uomo come figlio nel Figlio e cioè persona in Gesù Cristo.
L’esempio a cui l’uomo deve tendere, in quanto pienamente realizzato nella sua identità nella libertà, è proprio il Figlio di Dio, Gesù Cristo. Chi si conforma a Lui che è libertà, sarà una persona libera. E siccome Dio non abbandona mai l’uomo nella sua crescita, come fa un genitore con il proprio figlio, oltre ad averci donato il suo Figlio prediletto come esempio di uomo da seguire in carne ed ossa, per continuare la sua opera si serve della terza persona della Trinità, lo Spirito Santo, colui che è «consolatore, ospite dolce dell’anima, soave refrigerio, che sana ciò che sanguina e drizza ciò che è sviato».[14]
L’uomo è capace di fare le sue scelte, che a volte non sono in sintonia col progetto di Dio; può anche decidere di farne a meno o addirittura opporsi a Lui, rifiutandoLo e sostituendosi a Lui secondo una logica egoistica: in questo atteggiamento germoglia il peccato che rende l’uomo autoreferenziale, illudendolo.

La grazia salvifica di Dio in Gesù Cristo

Nella Rivelazione di Cristo, Dio entra in relazione con l’uomo e si prende concretamente cura di lui operando con amore, misericordia e rispettando la libertà: questa è la grazia.
Tutte le Sacre Scritture evidenziano questo atteggiamento di Dio nei confronti dell’uomo attraverso l’incontro con chi soffre, chi è afflitto, chi pecca, il tutto secondo la logica dell’amore. Dio si è fatto uomo vero nell’Incarnazione ed opera per mezzo dello Spirito Santo per realizzare il Suo progetto di felicità per l’uomo. Ecco perché Gesù Cristo è salvezza per noi ed è anche questo il motivo per cui il Maligno, creatura irriconoscente di Dio, lo teme. La vita di Gesù è stata un «sì» costante e coerente a Dio e nello stesso tempo un no all’avversario, poiché Egli è vissuto nell’obbedienza al Padre dall’inizio alla fine e ha vinto il male con l’amore. Amore che ha raggiunto la sua pienezza sulla croce divenendo arma contro la potenza del maligno. Il modus operandi dell’avversario mira a togliere la Parola di Dio dal cuore dell’uomo, come ci viene presentato nella parabola del seminatore (Mc 4, 1-20), e impedire ai discepoli di comprendere la dura e salvifica realtà della croce. Gesù quindi lotterà sempre affinché i discepoli possano comprendere e, nonostante il loro limite, essi verranno mandati ad annunciare il Regno e a liberare gli uomini dagli spiriti maligni per mezzo della fede e della croce: due realtà contrarie alla logica del demonio, che punta più all’autosufficienza e al potere. Gli esorcismi non ci svelano semplicemente dei fatti spettacolari, ma ci presentano la situazione dell’uomo peccatore, influenzato dalle forze del male e, a volte, incapace di entrare in relazione con Dio.

Le armi di lotta contro il male

Il cristiano deve usare le «armi di combattimento» contro le forze del male nella loro completezza e unità. È necessario un habitus, cioè una forma mentis, un modo di amare e un modus operandi che si conformi a quello di Gesù.
Una predisposizione all’umiltà, semplicità di animo confidente totalmente in Dio, così come l’ha avuta Gesù nella sua vita terrena, insegnandoci come relazionarci con il Creatore. La Parola di Dio, la preghiera e i sacramenti sono strumenti utili per il cammino dell’uomo. Sta infatti nella libertà dell’uomo scegliere da che parte stare, poiché il diavolo ci può tentare, ma non obbligare a fare la sua volontà.

La preghiera della Chiesa: gli esorcismi

La Chiesa è chiamata a seguire Gesù Cristo, da Lui ha ricevuto il potere di continuare nel suo nome la missione che Egli stesso ha iniziato. Per questo l'azione di Cristo per liberare l'uomo dal male si eserciterà attraverso il servizio della Chiesa e dei suoi ministri ordinati, deputati dal Vescovo per compiere i sacri riti indirizzati a liberare gli uomini dalla possessione del maligno.
L'esorcismo è, quindi, un'antica e particolare forma di preghiera che la Chiesa adopera contro il potere del diavolo e appartiene alla categoria dei sacramentali. Come tale ottiene la sua efficacia ex opere operantis Ecclesiae, per la preghiera della Chiesa e del fedele, differente quindi dal sacramento, che sortisce il suo effetto «ex opere operato», in virtù dell’atto stesso, in quanto è Gesù stesso che opera in esso.[15]
Gli esorcismi che si compiono in forma semplice sugli eletti durante il catecumenato, indicati col nome di "esorcismi minori", sono preghiere con cui la Chiesa chiede ai candidati di prendere coscienza del mistero di Cristo che libera dal peccato: siano liberati dalle conseguenze del peccato e dall'influsso diabolico, siano rinvigoriti nel loro cammino spirituale e aprano il cuore ad accogliere la grazia del Salvatore. Quando giungono alla celebrazione del Battesimo, i battezzandi rinunciano a Satana, alle sue opere e alle sue seduzioni, e gli contrappongono la loro fede nel Dio uno e trino.
Così anche nel Battesimo dei bambini si recitano preghiere di esorcismo chiedendo che siano fortificati dalla grazia di Cristo nel cammino della loro vita e protetti contro le tentazioni del mondo e nella lotta contro le insidie del demonio.
Nell'"esorcismo solenne", chiamato anche "esorcismo maggiore o grande esorcismo", la Chiesa, unita allo Spirito Santo, supplica lo stesso Spirito di venire in soccorso alla debolezza dell’uomo (cf. Rm 8,26) per scacciare i demoni e impedire loro di nuocere ai fedeli. Confidando nel «soffio» con il quale il Figlio di Dio dopo la risurrezione donò lo Spirito, la Chiesa agisce negli esorcismi non in nome proprio, ma unicamente nel nome di Dio o di Cristo Signore, al quale tutte le creature, diavolo e demoni compresi, devono obbedire.
L’esorcismo maggiore può essere praticato solo da un presbitero e con il permesso del Vescovo, procedendo con prudenza e osservando rigorosamente le norme stabilite dalla Chiesa.
Un buon discernimento e studio attento del caso deve permettere di escludere i casi di malattie, la cui cura rientra nel campo della scienza medica. È importante che si accerti, prima di celebrare l'esorcismo, che si tratti di una autentica presenza del Maligno e non di una malattia mentale o fisica.[16]

CONCLUSIONI

La nostra società vive e combatte gli attacchi delle ideologie e del materialismo che si fondano su una morale personale che rifiuta i criteri oggettivi assoluti. È evidente l’azione del demonio nell’origine di logiche e comportamenti che portano al rifiuto di Dio, al solo bene personale e all’autocelebrazione.
Paolo VI definiva il diavolo il perverso e pervertitore e il modo principale per combatterlo è restare fuori dalla sua azione, mantenere un contatto con Dio per mezzo del Vangelo, pregare e accostarsi ai sacramenti.
Dio stesso ci viene incontro incarnandosi nella persona di Gesù, il quale ci permette di entrare in ascolto e dialogo con Dio ed essere in grado di allontanare da noi il nemico combattendo le tentazioni e liberandoci dall’azione straordinaria del maligno.
Un grosso rischio per l’uomo è cadere nell’autoisolamento o vivere una dimensione di preghiera individualista e isolata. Con questo è necessario evidenziare l’importanza della preghiera comunitaria, che oltre ad elevare lodi di ringraziamento a Dio, preserva il singolo dagli attacchi del demonio.
Alcuni studiosi contemporanei pensano che nella proclamazione odierna della fede non è necessario dare rilievo al tema del maligno e degli angeli, ma resta vero il fatto che questa tematica non può essere totalmente nascosta o fatta passare sotto silenzio come se non esistesse; è una mancanza sia in campo dogmatico che pratico: nella Bibbia è un tema molto frequente nel compimento della storia della salvezza, i Padri della Chiesa ne parlano spesso nelle loro catechesi, il magistero ha fatto e continua a fare affermazioni a riguardo.
La questione ha subito anche l’influsso negativo di una certa interpretazione e speculazione del passato che ne ha esageratamente parlato o ci ha costruito storie fantastiche, trasformando una tematica seria e concreta in qualcosa frutto della fantasia: pensiamo a tutti gli scenari artistici riguardanti il demonio e gli angeli.
Davanti a queste riflessioni si corre, quindi, un duplice pericolo:
- considerare il demonio come potenza equivalente a Dio;
- ridurre il demonio a semplice frutto dell’immaginazione dell’uomo e quindi inesistente.
Nella Chiesa esistono entrambi i pericoli: il primo si supera ricordando che l’esistenza dei demoni non è mai contemplata, sia nella Scrittura sia nella fede della Chiesa, come l’esistenza di esseri concorrenti con Dio, ma di creature che solo in quanto tali si sono potute opporre, come può fare l’uomo, a Dio; il secondo si può evitare tenendo conto del contenuto essenziale della fede della Chiesa relativa all’esistenza creaturale di questi esseri, senza escludere che lo scatto strategico di satana sta proprio nel convincerci che non esiste, come diceva Charles Baudelaire «Il più bel trucco del diavolo sta nel convincerci che non esiste»; non è possibile escludere questa realtà senza mettere in discussione l’intera comprensione della storia della salvezza e del suo compimento in Cristo Gesù. Nonostante i dubbi e le riflessioni sul tema è necessario ancora oggi parlare all’uomo di queste realtà e far comprendere che tutto ciò appartiene al progetto di Dio contenuto all’interno della storia della salvezza. Forse la condizione necessaria di tale annuncio è che si svolga in un contesto di una fede adulta. Se non c’è fede o si è immaturi nel trattare questo argomento, si può degenerare in svariate deformazioni. Cosa si intende per fede adulta? È capacità di adesione personale al Dio della creazione e al suo Figlio unigenito Cristo Gesù, suppone il riconoscimento della storia della salvezza anche nell’oggi, in modo da vivere in pienezza la grazia del Battesimo in comunione con la Chiesa. È accoglienza della Parola di Dio, dei sacramenti e dell’insegnamento del magistero in cammino verso una maggiore somiglianza a Cristo. La credenza negli angeli e nei demoni va collocata all’interno di un simile contesto, e non al di fuori di esso, evitando quindi ogni forma di fanatismo. Sarebbe opportuno un approccio sobrio a questa realtà, che non significa assenza di scientificità o di indagine accurata, ma piuttosto un uso del linguaggio umano con la consapevolezza del suo limite e discernimento e partendo dall’unica Verità che è Gesù Cristo. Credere cristianamente è aderire totalmente ad una storia di salvezza che fluttua in una reale interazione tra cielo e terra, tra l’irruzione benevola di Dio e la risposta dell’uomo, e in tutte queste relazioni operano e sono presenti gli angeli e demoni in modo antitetico, con Dio o contro Dio. La Chiesa è contemporaneamente frutto e protagonista di questa storia e noi come uomini e donne appartenenti alla Chiesa di Dio ne siamo direttamente responsabili.

 

[1] FRANCESCO, Gaudete et exsultate. Esortazione apostolica sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo,158, Paoline, Milano 2018, 107.
[2] B. MARCONI et al., Angeli e demoni. Il dramma della storia tra il bene e il male (Corso di teologia sistematica 11), EDB, Bologna 1992, 274.

[3] B. MARCONI et al., Angeli e demoni. Il dramma della storia tra il bene e il male, 314.
[4] CONCILIO DI TRENTO, sessione VI (13 gennaio 1547), Decreto sulla giustificazione, in Denz, 1521.
[5] Ivi,1541.
[6] Ivi, 1523.
[7] B. MARCONI et al., Angeli e demoni. Il dramma della storia tra il bene e il male, 361-381.

[8] Ivi, 375.
[9] B. MARCONI et al., Angeli e demoni. Il dramma della storia tra il bene e il male, 376.
[10] CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Cost. sulla sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium (4 dicembre 1963), 112, in EV, 1/201-204.
[11] La chiesa di satana è nata a San Francisco nel 1996 per iniziativa dell’occultista Anton LaVey, seguace di Aleister Crowley, in collaborazione con il regista Kenneth Anger, autore di film come Invocation of my demon broche (L’invocazione di mio fratello demone), e Lucifer rising (Lucifero che sorge). Pur apparendo strana l’esistenza di questa chiesa, i responsabili di questa organizzazione si muovono in modo perfettamente corretto, non commettono reati, non fanno sacrifici umani e non praticano violenza sessuale, si limitano semplicemente a diffondere la loro «ideologia» satanica e a sovvertire i valori del Vangelo. Negli Stati Uniti, quella della «chiesa di satana» è considerata una «religione» come le altre.
[12] C. CLIMATI, «Il diavolo tra le note: satanismo e musica rock», in Religioni e sette nel mondo 8 (1996) 4, 70-81.
[13] C. CLIMATI, I giovani e l’esoterismo. Magia, satanismo e occultismo: l’inganno del fuoco che non brucia, Paoline, Milano 2001, 57.

[14] Liberamente tratto dalla preghiera «Veni Sancte Spiritus»

[15] B. MARCONI et al., Angeli e demoni, 387.
[16] Catechismo della Chiesa Cattolica, 1673.

 

Emanuele Tedesco

fraemanueletedesco@gmail.com

Emanuele Tedesco

Nato a Castellaneta(Ta) il 13 gennaio 1978. Frate minore appartenente alla provincia religiosa dei frati minori del Salento e attualmente residente nel convento "LaPietà" in Brindisi. Ha conseguito il baccellierato in sacra teologia nel giugno 2018. Attualmente è impegnato nella pastorale carceraria nella casa circondariale di Brindisi. Appassionato di musica e musicista di musica elettronica.

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