Mostra IPSAIC (Istituto Pugliese per la Storia dell'Antifascismo e dell'Italia Contemporanea "Tommaso Fiore")

mercoledì 15 settembre 2021

L’11 settembre 2021, l’Istituto Salesiano del Redentore, a Bari, è stato protagonista di una mostra documentaria a cura dell’IPSAIC, che ne ha ripercorso la storia, tramite documenti, cartacei e fotografici, inerenti alla sua secolare presenza sul territorio barese. A presenziare alla mostra vi erano Don Francesco Preite (nel suo ultimo giorno da direttore nell’Istituto Salesiano del Redentore di Bari) e Don Pino Ruppi (presidente dell’A.P.S laboratorio Don Bosco oggi) che hanno ricoperto il ruolo di “padroni di casa” dando inizio di fatto alla mostra e interpellando i relatori che si sono susseguiti nel corso dell’evento. Il dott. Leuzzi ha riassunto i tanti eventi che hanno caratterizzato l’istituto nel corso del tempo: dalla sua apertura nel 1905, agli anni della guerra, fino ai giorni nostri. Il fascino di questa esposizione è contenuto nel materiale storico in essa presente. La documentazione, infatti è originale e per lo più fotografica, il che la rende davvero completa. Ogni scatto riassume le realtà che si sono susseguite nel corso del tempo, riportando ad oggi quelle che erano le abitudini, le difficoltà e le necessità dei baresi dello scorso secolo. Ogni elemento della mostra è stato organizzato e selezionato dalle archiviste che con il loro lavoro, hanno riportato alla luce reperti rimasti negli archivi dell’Istituto per molti anni.

La mostra si è articolata, soprattutto sui vari ruoli che l’istituto ha ricoperto nel corso del tempo. Cominciando dall’ apertura dell’orfanotrofio nel 1905 (documentata con il manifesto originale dell’epoca) firmato da Beniamino Bux che ricopriva il ruolo di canonico della città di Bari.

 

1. Don Francesco Preite durante la presentazione della mostra

 

Durante la Prima guerra mondiale l’Istituto ha ricoperto il ruolo di ospedale per accogliere i feriti e i malati vittime delle epidemie frequenti dell’epoca. Il secondo conflitto ha portato l’Istituto a svolgere una nuova mansione: quella di mensa per assistere i bambini poveri del rione che in centinaia si recavano sul posto ogni giorno per tamponare la fame che li costringeva al digiuno da mesi.

 

 

2. Ospedale da campo organizzato dall'Istituto

 

Un’ennesima trasformazione si è avuta subito dopo la guerra, precisamente tra il ’47 e il ’48, periodo nel quale il direttore Don Luigi Vico fece attivare l’ala educativa dell’Istituto tramite la fondazione di aule scolastiche, una camerata per 300 ragazzi e officine per l’apprendimento della professione. Questa grande conversione richiese diversi anni e ben 54 milioni di lire, un investimento di grande portata per l’epoca che fu finanziata con fondi AUSA. La ristrutturazione di quello che era l’Istituto Redentore è tutto documentata con una moltitudine scatti che ne hanno seguito la fase di realizzazione per diversi anni.  Senza questa intuizione di Don Luigi Vico oggi non potremmo usufruire dell’immensa struttura e delle tante attività che oggi si svolgono nell’Istituto.

3. I primi anni dell'Istituto impegnato nella formazione professionale di alcuni ragazzi

 

Carlo Moccia

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