II° seminario sociopolitico - Fraternità mediterranea: culture e religioni in dialogo

lunedì 17 febbraio 2020

Nella mattinata del 14 febbraio si è tenuto, presso la sala San Giuseppe dell'Istituto Redentore Salesiani di Bari, il II seminario sociopolitico organizzato dal DB Lab, dal titolo “Fraternità mediterranea: culture e religioni in dialogo”. Di fronte ai numerosi partecipanti sono intervenuti i professori Angelo Giuseppe Dibisceglia, docente dell'Università Pontificia Salesiana, João J. Vila-Chã, docente di Filosofia Politica presso la Pontificia Università Gregoriana, e Pier Giorgio Taneburgo, docente presso la Facoltà Teologica Pugliese.

L'intervento del prof. Dibisceglia ha avuto come obiettivo quello di approfondire alcune delle tappe che, dall'antichità alla contemporaneità della storia della Chiesa, hanno permesso di qualificare il Mediterraneo come casa dei popoli. "Questa connotazione - spiega il professore - è emersa in età antica quando fu ricostruito il contesto e il clima nel quale si diffusero le prime comunità cristiane, per l'età medievale quando fu riletto il fenomeno della crociata, per l'età moderna quando fu ripensato l'occidente, chiamato dopo la riforma protestante a confrontarsi con la nascita dello Stato moderno, e infine per l'età contemporanea nella capacità da parte dei pontefici di individuare nel Mediterraneo lo spazio dell'«abbraccio per l'unità»". Ha poi concluso il suo intervento affermando "mi piace pensare al mediterraneo come luogo dell'incontro piuttosto che a un luogo di confini, ma affinché ciò avvenga è necessario il riconoscimento reciproco come persone".

"Il mediterraneo - interviene il prof. Vila-Chã - è per me un grande mistero. È il mare dove si è giocato, si gioca e ancora continuerà a giocarsi la storia di tantissimi popoli. La sua grandezza sta nel fatto che nel tempo è diventato la macchina, il laboratorio creatore di civiltà e cultura. Bisogna cercare di capire come creare questa cultura e civiltà oggi. Uno degli ostacoli più grandi al raggiungimento di questo obiettivo è dato dal fatto che il popolo del mediterraneo a poco a poco sta smarrendo la sua identità, le sue radici che affondano direttamente nel Cristianesimo. Se oggi la storia del mediterraneo è conosciuta è perché essa ha rappresentato la culla della filosofia. In questa sede voglio citare Sant'Agostino, che verso il IV sec. scrisse le sue confessioni; da quest'opera emerge come il mediterraneo sia stato per lui, e non solo come ci insegna la storia, luogo di conversione". Rimanendo in ambito filosofico, il prof. Vila- Chã prosegue: "come si può essere cristiani oggi, uomini di fede, se la ragione ci dice altro? la filosofia è la risposta: come esseri umani siamo dotati di ragione ma anche caratterizzati da affetti, bisogna trovare il giusto equilibrio tra le due cose".

Il seminario si è poi concluso con l'intervento del prof. Taneburgo: "Il mar Mediterraneo ha rappresentato la culla della cultura umanistica e scientifica al tempo dei Greci, dei Latini, degli Egizi e dei Fenici; per le sue caratteristiche la mezzaluna fertile ha accolto il sorgere di nuove istanze con lo sviluppo di vari semi, come il diritto positivo e le prime tradizioni religiose basate su una Rivelazione scritta. Come i fedeli del Mediterraneo possano riscoprirsi fratelli è una delle sfide che si presentano ai 58 vescovi che parteciperanno all'evento di Bari dal 19 al 23 febbraio".

A conclusione delle relazioni è seguito il dibattito, con numerosi interventi da parte del pubblico, e i saluti da parte del Direttore, don Francesco Preite, e del presidente dell'APS, don Giuseppe Ruppi.

 

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