Il Mediterraneo, mare dell'incontro

martedì 18 febbraio 2020

Seminario sociopolitico sul tema del dialogo tra culture e religioni diverse

presso il “Laboratorio Don Bosco oggi” del “Redentore” di Bari

 

«Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli».

   A più di mezzo secolo di distanza, questa dolorosa constatazione di un testimone, tra i più grandi, della dignità umana, Martin Luther King, colpisce per la sua sconcertante attualità. L’uomo del XXI secolo, orgoglioso dei suoi strabilianti progressi scientifici e tecnologici, non è in grado di vivere l’essenza della sua umanità: l’essere fratello dell’altro uomo.

   Il II Seminario sociopolitico organizzato dal “Laboratorio Don Bosco oggi” ( APS DB Lab) e tenutosi  sabato 15 febbraio presso l’Istituto Salesiano “Redentore” di Bari, si è incentrato proprio su questo tema, prendendo a paradigma della fratellanza umana il Mediterraneo.

   “Fraternità mediterranea: culture e religioni in dialogo” è il titolo del seminario, che si proietta verso l’evento “Mediterraneo, frontiera di pace” previsto a Bari dal 19 al 23 febbraio 2020.

   Relatori il prof. Angelo Giuseppe Dibisceglia, dell’Università Pontificia Salesiana, il prof. João J. Vila-Chã, della Pontificia Università Gregoriana, e il prof. Pier Giorgio Taneburgo, della Facoltà Teologica Pugliese; moderatore il dott. Nicolas Masciopinto, della Pontificia Università Gregoriana.

   Il presidente del DB Lab, prof. Giuseppe Ruppi sdb, ha presentato l’incontro ponendo l’accento sul valore della cultura, che può educare le coscienze combattendo l’intolleranza. Va in questa direzione l’impegno del Laboratorio, la cui finalità è la promozione umana e sociale del territorio attraverso la cultura.

   Come ha sottolineato il dott. Massimiliano De Luca sdb, che ha introdotto i lavori, l’input di questo seminario è stato un documento importantissimo sulla “fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” congiuntamente prodotto e sottoscritto da Sua Santità, Papa Francesco, e dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019.

   La centralità del Mediterraneo come luogo d’incontro fra culture e religioni diverse è stata evidenziata dai tre relatori rispettivamente sotto il profilo storico, filosofico e teologico.

   Il prof. Dibisceglia definisce il Mediterraneo “casa dei popoli” e fa emergere questa definizione dall’analisi, in prospettiva storica, di alcuni eventi di particolare rilievo nelle diverse età della storia.

   Nell’età antica la diffusione delle prime comunità cristiane fu caratterizzata da un’evidente dimensione domestica: il Mediterraneo è la “casa” che accoglie l’annuncio multiculturale di Paolo.

   Nel Medioevo Francesco d’Assisi si inventa un nuovo modello di “crociata”, che sostituisce allo scontro l’incontro, nel rispetto dell’altro e della sua cultura.

   Nell’età moderna, nata dall’Umanesimo, l’Occidente ripensa il proprio assetto e, dopo l’esplosione della Riforma protestante, si confronta con la nascita e la diffusione dello Stato moderno.

   Nell’età contemporanea, alla scuola del Concilio Vaticano II, voluto da Giovanni XXIII, i pontefici, a partire da Paolo VI, attraverso l’impegno di Giovanni Paolo II fino all’attuale instancabile azione di Francesco, si adoperano per costruire nel Mediterraneo lo spazio dell’ “abbraccio per l’unità”.

   Il prossimo evento del 19-23 febbraio, che si concluderà proprio con l’intervento di papa Francesco, si fonda sull’auspicio di tornare ad abitare il Mediterraneo come “casa dei popoli”, in età antica costruita sul kerygma, in età medievale sul dialogo (Francesco d’Assisi), in età moderna sul discernimento, in età contemporanea sulla collaborazione.

   Il prof. Vila-Chã parte col definire il Mediterraneo come “spazio di saggezza”, non solo della saggezza già data, trovata, ma della saggezza come perplessità di fronte all’esperienza umana.

   Infatti non è il dogma l’essenza del cristiano: è dire sì come soggetto libero e responsabile ad una proposta personale di amore.

   Per noi, ebrei, cristiani e musulmani, il grande problema è quello del rapporto tra fede e ragione: come conciliare queste realtà?

   La filosofia cerca la risposta attraverso il tentativo di mettere insieme due distinte dimensioni dell’essere umano: ragione, intelletto da una parte, affetti, sentimenti dall’altra.

   La Bibbia, che nella realtà culturale del Mediterraneo è come l’Everest, il punto più alto, ma anche il più profondo, integra questi elementi, ragione e affetti, e svela l’essere umano come persona e ci fa conoscere Dio come persona con cui possiamo entrare in rapporto di amicizia, di comunione.

   Il significato del Mediterraneo non può essere che la riscoperta di questi valori, che devono essere elementi costitutivi di un processo di unificazione europea.

   Il sogno del Mediterraneo è possibile, ma per realizzarlo dobbiamo entrare in un nuovo orizzonte: quello della fratellanza. Questo sogno di fratellanza non diviene realtà se non ci impegniamo ad attuarlo attraverso processi politici che ci portino fuori dalla negatività dei nostri egoismi.

   Il prof. Taneburgo afferma che una delle sfide che si presentano agli oltre cinquanta Vescovi, originari di tre continenti diversi, partecipanti all’evento di Bari del 19-23 febbraio, è quella di comprendere come i fedeli del Mediterraneo possano riscoprirsi fratelli.

   Diversi sono i percorsi da seguire per giungere a questa meta:

- valorizzare le lezioni di grandi uomini vissuti nel Novecento, tra i quali il venerabile Giorgio La Pira;

- approfondire la conoscenza di elementi comuni alle tre grandi religioni monoteiste del Mediterraneo, ad esempio la figura di Abramo, nostro padre nella fede, capostipite delle tre religioni;

- riscoprire ciò che avvicina saperi teologici diversi, metterci in rete per consentire una comunicazione tra gli stessi saperi. Si potrebbe parlare anche di “Puglia Mediterranea” e di un circolo o filo teologico, che corre lungo il 41° parallelo Nord e unisce alcuni importanti centri teologici;

- ripensare alla categoria del “martirio”, locus theologicus per il dialogo tra le religioni: a Scutari nelle carceri sono incisi sulle pareti con le unghie i simboli delle tre religioni, ebraica, cristiana e musulmana, a testimonianza della comune convinzione che si può uccidere il corpo, ma non la fede;

- comporre una mappa del sacro, cioè dei luoghi in cui, nei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, fedeli appartenenti a religioni diverse si recano in pellegrinaggio pregando l’uno accanto all’altro e chiamando con nomi diversi l’unico Dio.

   Conclude i lavori il direttore dell’Opera “Redentore”, don Francesco Preite sdb, il quale ribadisce la sua fiducia nell’efficacia educativa di una comunità che vive e testimonia l’unità e la comunione: «La visita di Papa Francesco ci doni la capacità di ascoltare il grido di tanti nostri fratelli che invocano la pace ed il coraggio di costruire una comunità educativa al passo con i tempi che viviamo».

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